domenica 7 agosto 2011

Aprile 1993 Sant'Honorat. E fui luce abbagliante verde smeraldo

A metà degli anni 90 decisi di fare un'esperienza di clausura nel monastero di Lerìn, nell'abbazia di Sant'Honorat, un isola di fronte a Cannes in Francia, nascosta da Cannes dall'isola di Santa Margherita. In quest'isola, vivevano solo più i monaci, le monache avevano abbandonato l'isola già da un paio di anni. L'isola era coltivata di sola vigna, che produceva il vino per le messe. Passai a Cannes dal mercatino dei fiori e comprai un bel mazzo di tulipani da portare al monaco, mi pare di ricordare che fosse fra Dominique, che si occupava di adornare gli altari. La sveglia alle 3 e mezza, la prima funzione del mattutino alle ore 4 fino alle 5, si cantavano i Salmi in Francese, il coro dei monaci era meravigliso e ti accompagnava per tutto la giornata. La giornata era dedicata alla preghiera e al lavoro, mi dedicai ad aiutare un'italiano muratore che proveniva dal veneto, di nome Italo a ristrutturare la cantina dove si sarebbe imbottigliato e depositato il vino, sarebbe giunto l'Abate, si sarebbe messo la collana da somellier e avrebbe dato l'avvio all'imbottigliamento qualora il vino fosse stato di buona qualità, per inviarlo alle chiese per la celebrazione delle messe. Passò così la settimana, qualcosa in me era cambiato, mi sentivo rinnovato, le cose attorno a me erano più chiare. La natura stava germogliando, le viti, i fichi, stavano sbocciando dalle gemme, gli alberi di pesco erano già in fiore. Il giorno che arrivai Padre Cesare, padre delle vocazioni adulte mi fece strada per accompagnarmi nella cella che avrei dovuto abitare, nel salire le scale, sul piano rialzato fui stupito da un bellissimo albero di pesco in fiore, mi fermai, presi in mano la macchina fotografica per scattarne una foto, al che Padre Cesare mi fermò e mi disse: cosa stati facendo e io gli risposi che volevo fotografare quell'albero, lui replicò: cosa serve fotografare quell'albero, sarà lì anche il prossimo anno e magari più bello, perchè invece non ne contempligli le sue meraviglie? Effettivamente avevo capito il suo messaggio, fare la foto sarebbe stato un pò come prendere possesso di quell'immagine senza però goderne interamente il suo splendore. Un'altra cosa che mi colpì di Padre Cesare fu un giorno mentre ero a colloquio con lui, quando un monaco bussò alla porta, era Fra Emanuele il monaco infermiere che si era ritirato nel monastero per preparare la tesi in medicina, quando decise di abbandonare gli studi per rimanersi nel monastero. Padre Cesare invitò ad aprire, appare Fra Emanuele e si rivolge a Padre Cesare per lamentarsi che un monaco a cui avevamo festeggiato 50 anni di monachesimo e 80 anni di età, nonostante avesse la leucemia era nell'orto a zappare la terra, Padre Cesare replicò: di cosa di preoccupi, non siamo quì per aspettare il nostro grande giorno? Arrivò così il giorno della partenza, mi alzai alle cinque come tutte le mattine precedenti, andai nell'abbazia per partecipare al mattutino, Salmi cantati in francese, un'atmosfera angelica. Alle 5 finita la funzione decisi per la prima volta di andare a fare una passeggiata nell'isola. L'isola era abitata dai soli monaci e qualche ospite in foresteria, nell'isola c'erano diverse cappelle spoglie, senza vetri, gli altari in pietra e panche in legno su terra battuta. Cominciava a fare l'alba, mi sedetti su uno scoglio rivolto a est, mi sedetti n posizione del loto meditando la luce intorno. Sul lato destro ad uno certa distanza notai che nel frattempo un pescatore era con la sua lenza su una barca sul mio lato destro, quando all'improvviso l'orizzonte a cominciato a scendere ed io mi sono sentivo elevato su quello scoglio, ammiravo l'orizzonte che nel frattempo si era abbasso, mi girai attorno per vedere la maestosità di quella montagna, non si riusciva a vedere la base, mi sono trovato all'improvviso sulla cima di una montagna, attorno a me c'era una grande luce, una luce indescrivibile non naturale, una luce verde, verde smeraldo. Il mio corpo si estrapolò e vidi che su quella montagna c'era un piccolissimo granellino di sabbia, è stata un emozione sensazionale, indescrivibile con le parole. Ritornai nella condizione di partenza non avevo idea di quanto tempo fosse passato, forse un secondo o forse un'ora, mi diressi così gioioso verso il refettorio per fare la colazione, prima della messa. Quella mattina Padre Cesare aveva deciso di celebrare messa in una di quelle cappelline nell'isola, entrammo con alcuni monaci ci sedemmo su quelle panche di legno e una terra battuta sotto i nostri piedi, l'altare era di pietra. Durante la celebrazione della messa vi era un silenzio assordante quando poi nell'attimo in cui Padre Cesare tende ad alzare l'ostia verso il cielo, si sentivano nel frattempo tutti i gabbiani della costa si stavano dirigendo verso quella cappellina ad gioire anche loro di quel momento. Sopra la cappella stornavano e urlavano, un rumore assordante aveva coperto quel silenzio che c'era stato fino a qualche attimo prima. Pensai subito come fossero così sensibili quegli uccelli richiamati tutti quanti da quell'alzata al cielo del Corpo di Cristo. Dopo qualche ora mi avviai a prtendere il battello che mi avrebbe riportato nella vita quotidiana, salì con me l'Abate. Scendemmo, salutai e mi avvia verso la stazione, qualcosa era cambiato dentro di me, tutte quelle persone affannate e di corsa, con valigie e borse in mano, vedevo quelle persone come se fossero degli automi, banche, alberghi locali affollati. Mi dicevo questi hanno il paradiso qui di fronte e non lo vedono. Basterebbe sapere che esiste per vedere in loro un cambiamento radicale e per mettere in discussione la loro vita. Mi avviai verso la stazione i miei occhi guardavano tutto in modo diverso, pensavo chissà se avessi prolungato quell'esperienza, e chissà quei monaci che sono lì da anni come vivranno la loro esperienza. Arrivai sulla banchina della stazione e notai un ragazzo che faceva avanti e indietro, stai a vedere che è italiano e che vuole sedersi per dirmi delle cose, che già gli avevo letto nel suo pensiero, difatti qualche attimo dopo si sedette a fianco a me e cominciò a raccontarmi delle cose che già avevo ascoltato nemi vedevo come fossi una breccia di foschia che scivolava ed accarezzava colline ricoperte di scheletri e di teschi, una sensazione di pace e serenità mi avvolgevano completamente nella notte l suo pensiero. Arrivai a casa e tutte le sere dopo coricato, per un bel pò di giorni chiudendo gli occhi fino ad addormentarmi. 

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